La storia dell’uomo riccio - Racconto

Tutto è cominciato nel 2015, con l’inizio della stesura di un testo drammaturgico per cui più volte mi sono confrontato con l’amico, regista teatrale, Maurizio Maravigna: il progetto era la messa in scena di un ciclo di sculture (allora 19) legato alla “Storia dell’uomo riccio: omaggio ad Anna Politkovskaja”.
La storia è incentrata prevalentemente sul personaggio del vecchio (l’“uomo riccio”) incontrato, come raccontato nella sezione introduttiva, nelle pagine della giornalista raccolte in Per questo. Alle radici di una morte annunciata (Adelphi, 2009). Costretto a fare i conti con la dimensione del reale che sente profondamente crudele, il vecchio si perde non poche volte, nei sentieri tortuosi dell’immaginario e del sogno che lo portano comunque al risveglio e al desiderio di volerlo cambiare. A un certo punto lo descrivo camminare “curvo sull’impossibile futuro nel passato”, evidenziando la mescolanza dei tempi narrativi che lo proiettano anche in un doloroso gioco di specchi.

La storia, infatti, si sviluppa e si amplifica in una progressiva narrazione che si gioca nel microcosmo dei dettagli che si intrecciano e si ingarbugliano creando legami enigmatici quasi impenetrabili tra il bene e il male, tra la vita e la morte.
Pur mantenendo vivo lo scopo “teatrale” primario, il testo si sta trasformando in un’opera autonoma, all’interno della quale la storia attinge a tematiche sviluppate nel corso degli anni nell’Opera unica.

Il manoscritto, allo stato attuale, consta di circa 400 pagine (un nastro visivo narrativo lungo 120 metri), formato da un prologo e 11 atti, e 110 quadri complessivi, con immagini disegnate sia a colori sia in bianco e nero, con scrittura che talvolta mima nel disegno dei caratteri il significato e l’intenzione dei concetti espressi.

L’interpretazione fotografica dei particolari delle sculture e del grande disegno a colori (sintesi finale del ciclo) è opera dell’amica fotografa Laura Benaglia.